“Animismo e spiritismo” di Alexander Aksakov

Che cos’è lo spiritismo? È possibile spiegarlo in chiave scientifica? È possibile darne una definizione, una descrizione esaustiva ed elencarne delle prove veraci? Nel libro di Alexander Aksakov troverete queste e altre risposte.

una ragazza spettrale seduta di fronte alla tomba di un cimitero - animismo e spiritismo

Animismo VS Spiritismo: definizioni

Alexander Aksakov, uno studioso del XIX secolo, sosteneva che lo spiritismo, da molti ritenuto un prodotto dell’isteria, fosse invece ben reale. Una delle ragioni che alimentavano questo pregiudizio era legata al fatto che la massa ritenesse quel fenomeno legato esclusivamente a cause ultraterrene, mentre in realtà solo una piccola parte poteva essere ricondotta a questo genere di categoria.

Secondo l’autore, infatti, “l’attività psichica incoscientedel nostro essere non è limitata alla periferia del corpo, ma può anche oltrepassarla, producendo degli effetti fisici e plastici”. In parole povere, significa che l’attività psichica inconscia (che qui non è ancora intesa alla maniera psicanalitica) si manifesterebbe all’interno e all’esterno del nostro corpo. Un po’ come accadde a Jung. Nella sua biografia, accennò a un episodio curioso che definì “esteriorizzazione catalitica”: in risposta a un suo violento scatto d’ira, un mobile della stanza aveva prodotto un fragoroso rumore.

Per quanto straordinari, secondo Aksakov questi avvenimenti vengono prodotti dai viventi, e non dai morti: per questo rientrerebbero in quello che egli definisce “animismo”.

Lo studioso, infatti, suddivide i fenomeni legati allo spiritismo (che sarebbe meglio chiamare medianismo) in tre categorie:

  • personismo: quello sdoppiamento della coscienza che permette al medium di identificarsi con quella di un altro (es. tavola ouija, scrittura automatica)
  • animismo: sono episodi provocati dall’incosciente quando si manifesta in maniera extracorporea (es. telepatia, telecinesi, materializzazione). Questo perché l’anima in realtà non coinciderebbe con l’io, ma sarebbe una sorta di involucro sottile che lo contiene.
  • spiritualismo: solo in quest’ultimo caso si tratta davvero di spiriti di defunti, che altro non sono che residui dell’inconscio del caro estinto.

Chi era Alexander Aksakov?

Nato in Russia nel 1832, Aksakov trascorse ben quarant’anni della sua vita a studiare lo spiritismo. Secondo il prefatore dell’edizione italiana del 1912, Paolo Visani Scozzi, questo studioso fu il più “fervido propugnatore delle ricerche psichiche in Europa”, senza mai lasciarsi andare ad eccessi o fanatismi. Aksakov era alquanto versato nelle scienze mediche e, dopo la morte del suo collaboratore, Butlerof, portò avanti da solo le ricerche. Il suo scopo era quello di spiegare i fenomeni medianici applicando un metodo rigoroso che oggi, però, non sarebbe più classificato come scientifico. Il suo resta pur sempre uno studio accurato e approfondito di parecchie centinaia di casi e di pagine.

La polemica con Eduard von Hartmann

Aksakov cominciò a studiare questo particolare settore nel 1855, anche se iniziò a osservarlo in prima persona solo a partire dal 1870. Lo fece per una ragione ben precisa: controbattere alle tesi di Eduard von Hartmann, un filosofo tedesco che, nel veder prendere piede questa moda esoterica nella propria patria, fece di tutto per smontarla. Secondo Hartmann lo spiritismo, titolo anche della sua opera, era un fenomeno legato a quelli che definiva “forza nervosa”, “allucinazione” e “incosciente”. Aksakov tradusse in russo il testo, insieme a Butlerof, che era anche uno scienziato; costui però, non appena i due iniziarono a lavorare al saggio di risposta, venne a mancare. Aksakov non demorse dal proprio intento, perché desiderava dimostrare che lo spiritismo era una manifestazione di un mondo immateriale reale.

Egli stesso, tuttavia, sostiene di essere stato, almeno in origine, sconcertato da certi automatismi. Aveva infatti notato che molte sedute medianiche si svolgevano riproponendo il medesimo schema e persino i messaggi comunicati erano molto poveri. Ma dopo la lettura dell’opera di Hartmann, Aksakov decise di accantonare ogni pregiudizio e di indagare in maniera approfondita, razionale e obiettiva il fenomeno dello spiritismo. Infatti la principale critica mossa dall’autore russo al filosofo tedesco non riguarda il contenuto della ricerca, né la condanna di questo movimento, quanto il metodo di analisi adottato. In particolare si riferisce alla mancata osservazione diretta dei fenomeni e il limitarsi a riportare delle testimonianze di seconda mano. Altro limite di Hartmann era stato quello di riportare solo i fatti che avvallavano le sue ipotesi iniziali. Per esempio tralasciò ogni caso di materializzazione di oggetti, che si sbrigò a classificare come semplici allucinazioni.

L’origine dei pregiudizi

La cattiva fama di cui godeva sin dal principio lo spiritismo, secondo Aksakov, era dovuto al fatto che tutti i fenomeni ad esso ricollegati erano stati sempre attribuiti senza ombra di dubbio agli spiriti dei morti. Questo aveva mosso i detrattori a tacciarlo immediatamente come ciarlataneria.

Eppure già a quei tempi la telepatia era stata studiata e verificata. Persino le tecniche ipnotiche avevano provato che la coscienza è “un aggregato di elementi psichici”. Aksakov sperava che questa pratica avrebbe potuto mutare quell’atteggiamento materialistico tipico della scienze, che etichettavano tutto ciò che non può essere spiegato razionalmente come mera superstizione.

Lo spiritismo in Italia

Vorrei spendere due parole anche sul conto del traduttore/curatore italiano, Vincenzo Tummolo, prolifico scrittore, soprattutto scientifico, oggi pressoché ignoto. Figlio di fanatici cattolici di famiglia agiata, divenne presto ateo e all’età di vent’anni iniziò la sua carriera letteraria per poi passare all’ambito scientifico. Si interessò del fenomeno dello spiritismo, arrivando a collaborare con riviste che si occupavano dell’argomento. Fu felicissimo di lavorare alla pubblicazione dell’opera di Aksakov, che arricchì di note e addirittura di lunghi capitoli d’approfondimento. Lavorò tutta la vita per dimostrare l’esistenza dell’anima, ma morì povero e dimenticato. Sua l’opera “Sulle basi positive dello spiritismo”.